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In Inghilterra vogliono vacanze scolastiche “libere”

In Inghilterra vogliono vacanze scolastiche “libere”

L'esempio di un padre ha convinto le folle a voler cambiare sistema. Siamo in Inghilterra, Jon Platt è appena tornato da Disney World con la figlia pi

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L’esempio di un padre ha convinto le folle a voler cambiare sistema.

Siamo in Inghilterra, Jon Platt è appena tornato da Disney World con la figlia piccola e si ritrova una multa di 60 sterline, più 60 di mora, inviata dalla scuola. Jon non ci sta e cita l’istituzione in tribunale, vincendo. Ma facciamo un passo indietro. come tutti sapremo, in Inghilterra le sanzioni sono spesso rigide ma, soprattutto, vengono più che spesso fatte rispettare, e la scuola non fa eccezioni. Difatti, il periodo scolastico va da settembre a metà luglio, con alcune settimane di pausa sparse durante l’anno. Natale, pasqua e altri piccoli buchi per intenderci.

Ed è proprio durante quei piccoli periodi che un bambino può saltare la scuola, poiché se la dovesse saltare negli altri giorni dell’anno, il genitore dovrebbe giustificare la cosa tramite certificati medici o altre corpose scartoffie. Pena una multa di 60 sterline, come nel caso di Jon, che ha portato la figlia in viaggio in un periodo non prestabilito. E da qui nasce il problema, perché Jon fa causa alla scuola e il tribunale, riconoscendo che, dopotutto, la bambina ha il 90% di presenze scolastiche decide di dare ragione al padre, il quale dovrà riavere indietro dal comune le 60 sterline di multa più altre 60 pagate dallo stesso per la mora.

Ma la vera bomba è un’altra. Diverse famiglie, infatti, stanche di poter fare viaggi solo nei periodi determinati dallo stato (immaginate quanto possano alzarsi i prezzi di voli, hotel, noleggi, se tutte le famiglie di Inghilterra partono nello stesso periodo) decidono, in seguito all’esempio di Mr. Platt, di firmare una petizione per chiedere al governo un cambio di rotta. Pensate, solo nell’area adiacente Manchester, 100mila firme in 36 ore. Ed ora il governo non può più stare a guardare.

Di Giulio Rinaldi

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