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Le università private pagano più delle pubbliche

Le università private pagano più delle pubbliche

Secondo la ricerca University Report 2016, gli studenti che hanno frequentato l'università privata impiegano meno nel rientrare con le spese accademic

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Secondo la ricerca University Report 2016, gli studenti che hanno frequentato l’università privata impiegano meno nel rientrare con le spese accademiche rispetto a chi ha frequentato una pubblica.

Il dato l’ha fornito una ricerca portata avanti dal’Osservatorio di JobPricing, facente riferimento alla società di consulenza Hr Pros, e sinceramente ci lascia anche con un po’ di rammarico: la differenza tra privata e pubblica è sempre maggiore, vuoi per servizi offerti o vuoi per il post laurea. Alcuni potrebbero ritenere tutto questo giusto poiché un’università non statale la si va a pagare fior di quattrini in più, ma non dovrebbe esistere una classificazione così netta. Non solo: da questa ricerca emerge come chi ha studiato al Nord guadagni il 15% in più rispetto a quelli del Sud.

University Payback Index ha quantificato gli anni che gli studenti italiani impiegano per rientrare delle spese sostenute per pagare l’università: di media vacillano tra gli 11 ed i 20 anni. Per fare questo sondaggio sono stati presi in considerazione quaranta atenei italiani e le situazioni meno positive si riscontrano nel mezzogiorno: gli studenti fuori sede di Messina impiegano 20,9 anni, seguiti dall’Università Parthenope di Napoli con 20,7  e, sull’ultimo posto del podio, da Cagliari con 19,5. Tutt’altra situazione regna in quel del settentrione italiano, soprattutto nel capoluogo lombardo che con Bocconi, Politecnico e Cattolica ha i tre atenei migliori sotto questo profilo: infatti gli studenti che hanno frequentato queste università impiegano tra gli 11 ed i 14 anni per rientrare dai costi.

Per quanto riguarda il guadagno una volta uscito dall’università il trend non cambia:

chi ha frequentato un’università non pubblica guadagnerà di più rispetto a chi ha frequentato proprio una di queste o un politecnico, rispettivamente il 17% ed il 4% in più. (45mila euro lordi annui per un ateneo privato, 43mila per i politecnici e 38mila per le università statali). Anche in questa classifica regna la Bocconi (34mila euro all’anno lordi) seguita dalle altre due milanesi Politecnico ed Università Cattolica del Sacro Cuore e dalla Luiss Guido Carli di Roma (superando i 30mila euro). Chi sono gli ultimi? Messina, Bari e Cagliari con i 26/27mila euro. Inoltre, dato non da trascurare, chi parte da un’università privata ha più possibilità di raddoppiare il proprio stipendio. Un esempio lampante è quello della Luiss e della Bocconi, le quali una volta compiuti i 50 anni di età, fanno raddoppiare la retribuzione. Mica male eh.

Le chiacchiere stanno a zero. Le università private seppur si fanno pagare di più, alla fine ricambiano. Ma, permettetemi, tutto questo non è un qualcosa di cui andare fieri: chi non può permettersi un ateneo non statale si troverà sempre al di sotto degli secondo questo meccanismo, che funziona alla “chi può bene, chi non può amen”. Un dato confortante che potrebbe sollevare un minimo gli iscritti alle università esiste: il titolo di studio paga. Chi non è laureato guadagna di media 27mila euro annui, contro i possibili 41mila di chi ha quel pezzo di carta in mano. Che fa la differenza, purtroppo o per fortuna.

Di Lorenzo Santucci

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