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Arriveremo a dire: “Voglio andare a scuola!”

La ricerca sull'andamento della dispersione scolastica in Italia rivela buone notizie: gli studenti coinvolti in progetti mirati al miglioramento dell

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La ricerca sull’andamento della dispersione scolastica in Italia rivela buone notizie: gli studenti coinvolti in progetti mirati al miglioramento dell’apprendimento non lasciano la scuola.

Di Giulia Pezzullo

Il fenomeno della dispersione scolastica interessa da un tempo molto lungo tutta l’Italia, con picchi esorbitanti registrati nel Sud e nelle Isole del nostro Paese. Le percentuali di giovani che lasciano la scuola per dedicarsi ad altre attività quali il lavoro in fabbrica o in imprese di famiglia o l’emigrazione all’estero tocca vette troppo alte per gli standard europei. È per questo che da qualche anno a questa parte lo Stato si è rimboccato le maniche e ha dato vita a programmi di coinvolgimento dei ragazzi nell’ambito della scuola.

In modo particolare, nel triennio 2013-2015 le quattro Regioni dell’Obiettivo Convergenza (Calabria, Sicilia, Puglia e Campania) sono state coinvolte in una serie di progetti educativi inseriti nel “Piano di azione coesione per il miglioramento dei servizi pubblici collettivi al Sud” in accordo con la Commissione Europea e con il MIUR.

I programmi seguiti in questi anni sono stati ben 207 e hanno visto come protagonisti più di 51mila studenti spalmati su 828 scuole di tutti i gradi scolastici; agli istituti si sono aggiunte, inoltre, varie cooperative, associazioni no profit e amministrazioni pubbliche per un totale di 810 enti.

Questi progetti sono stati seguiti da alcuni ricercatori italiani al fine di monitorare l’andamento dell’abbandono scolastico e, quindi, redigere una relazione dettagliata del processo evolutivo della didattica del Paese messa a confronto con il coinvolgimento dei ragazzi. Il “Rapporto di monitoraggio e analisi di prototipi di intervento territoriale” è stato presentato ieri al centro congressi di Roma Eventi e ha reso possibile sottolineare che, nell’ambito dei progetti sopracitati, il 92,5% degli studenti ha seguito tutte le attività previste e solo il 7,5% ha preferito abbandonare. Dato che l’Europa ha stabilito dei chiari obiettivi da raggiungere per quanto riguarda la scuola e l’università, l’Italia non può far altro che adeguarsi e trovare soluzioni quanto più efficaci per risolvere il problema della dispersione scolastica e della scarsa quantità di futuri laureati che, ad oggi, frequentano le facoltà italiane. In merito a ciò, la ricerca effettuata ha coinvolto anche dei “target strumentali”, ossia tutte quelle persone che necessitano di una formazione adeguata per far sì che i ragazzi non lascino gli studi: docenti, personale non docente nelle scuole e persino genitori sono stati individuati e inseriti nel piano di miglioramento scolastico. Effettivamente, scuola e famiglia non possono in nessun caso essere divise in quanto la vita nelle aule e la vita negli ambienti di casa è la medesima.

Un bambino o un ragazzo non può sdoppiare il proprio essere per adeguarsi a situazioni troppo distinte tra loro; è chiaro che la scuola non è la casa e viceversa, ma la libertà e la capacità di apprendimento non possono dipendere dalla diversa ubicazione dello studente e la bravura di docenti e genitori in questo fa la differenza.

Di Giulia Pezzullo

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