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È veramente un bonus di merito?

Dal 22 novembre è in atto la distribuzione del bonus di merito agli insegnanti, che si dovrebbe concludere questo gennaio. Vediamo qualche dettaglio n

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Dal 22 novembre è in atto la distribuzione del bonus di merito agli insegnanti, che si dovrebbe concludere questo gennaio. Vediamo qualche dettaglio non indifferente

Il bonus è stato introdotto con la riforma Renzi, che ha stanziato 23mila euro per istituto destinanti ad essere suddivisi fra i docenti più meritevoli e con cattedra fissa.

Volevo ricordare che a guadagnarselo, per meriti acquisiti durante il passato anno accademico, sono 247.782 fra gli insegnanti di ruolo, vuol dire più di un terzo della totalità. Inoltre, i premi vanno da 200 euro a 1.800 euro per una media di 600-700 euro.

L’esclusione dalla premiazione dei docenti precari scatena l’indignazione dei sindacati, in particolare Cgil, che decidono di fare ricorso al Tar, portando come conseguenza il congelamento di un quinto dei fondi stanziati che verrà rilasciato solo a processo terminato.

Ma non è solo l’esclusione di una parte del mondo insegnanti a non convincere. Un altro aspetto poco chiaro è il criterio valutativo con il quale si sceglierebbero i vincitori.

Sul sito del Miur si legge: “È il comitato che individua autonomamente i criteri per la valorizzazione dei docenti, sulla base di indicatori esplicitati dalla legge stessa. Nell’adozione dei criteri valutativi il Comitato è quindi pienamente autonomo e opera senza vincoli di sorta”.
Questa autonomia ha portato ad assegnazioni di bonus con le motivazioni più varie: “capacità di coordinamento”, “forti conoscenze linguistiche”, “per gite con studenti in musei di sabato” o anche “per aver trascritto i verbali dei consigli di classe”. In alcune scuole sono state accettate autocertificazioni fornite dagli stessi insegnanti che sono poi stati premiati.

Coloro che vengono messi più in difficoltà in queste situazioni sono i dirigenti scolastici sospettati fin da subito di voler premiare amici e parenti. Per questo molti presidi hanno preferito distribuire in parti uguali a più docenti possibili il premio di merito. Portando, per esempio nel Lazio, a un docente su due premiato.

Durante tutto l’anno sono state portate avanti delle proteste, come lettere aperte e creazioni di comitati,ma non solo. Ci sono stati docenti che non hanno voluto partecipare alla “gara”, come è accaduto a Bologna, o scuole che si sono rifiutate di mettere in atto procedure premiali. Altri insegnanti invece hanno accettato il premio per poi donarlo alla scuola attuando “una protesta costruttiva”, così definita dal professor Quartarone vincitore e donatore alla sua scuola.

Sembrerebbe che nell’intesa Governo-Sindacati dello scorso 30 novembre le due parti si impegneranno “ad individuare nuovi sistemi di valutazione che garantiscono una adeguata valorizzazione della professionalità e delle competenze”, quindi anche alla fine di quest’anno accademico i nostri insegnanti potranno essere premiati.

Il nostro augurio è, si premiati ma alla luce del sole.

Di Chiara Caporali

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