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Studio e legge uguali per tutti, anche in carcere: la svolta(?)

Studio e legge uguali per tutti, anche in carcere: la svolta(?)

A Perugia, per la prima volta, niente tassa d'iscrizione universitaria per i detenuti. Uno degli scopi principali della detenzione in carcere, molto

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A Perugia, per la prima volta, niente tassa d’iscrizione universitaria per i detenuti.

Uno degli scopi principali della detenzione in carcere, molto spesso dimenticato, è la rieducazione dei condannati.

L’accordo attuato tra Stefano Anastasìa ( Garante delle persone private della libertà delle persone in Umbria) e Franco Moriconi ( Rettore dell’Ateneo umbro ) realizza questa possibilità e concede a chi sconta la pena, di studiare gratuitamente.

“Per molte persone detenute” – spiega Anastasìa – “lo studio universitario è una grande opportunità formativa, motivale e di approfondimento, che costituisce un elemento essenziale nella concretizzazione della finalità della pena prevista dalla Costituzione”. 

‘Scommettere’ sulla volontà dei condannati di rimettersi in gioco, a volte paga: sempre rimanendo nel capoluogo umbro, ne sono esempi le storie di Luigi Della Volpe ( ex camorrista ) e Rudy Guede ( l’assassino di Meredith Kercher ), che dovendo scontare le loro lunghe pene, si sono laureati rispettivamente in scienze politiche e scienze storiche del territorio.

Affidandoci ai numeri invece, solo a Torino sono ben 100, dal 1998 al 2011, i reclusi che hanno compiuto il percorso di laurea nel periodo di detenzione nel carcere ‘Le Vallette’.
Ampiamente soddisfatto anche l’altro fautore della vicenda, il rettore Moriconi: “Ritengo pienamente condivisibile lo spirito dell’iniziativa, ora confido nella medesima sensibilità degli organi regionali e statali”.

Altro scopo di questa iniziativa, è il reinserimento dei detenuti: quando diverranno liberi cittadini con l’esigenza di trovare un lavoro, per non far si che il passato dietro le sbarre incida troppo sulla loro reputazione, meglio non farsi trovare impreparati.

Indubbiamente dai reclusi ci si aspetterà tanto impegno, ma grande dedizione spetta anche allo Stato, che dovrà fornire tutte le opportunità a chi ha voglia di rimettersi in gioco.

E poi, come disse un certo Nelson Mandela, uno che di prigioni ne ha vissute: “Non si conosce veramente una nazione finché non si è stati nelle sue galere; credo che essa dovrebbe essere giudicata non da come tratta i cittadini più prestigiosi e benestanti, ma quelli più umili e bisognosi”.

#FacceCaso

Di Emanuele Caviglia

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