Ventura, l’uomo più odiato d’Italia?

Ventura, l’uomo più odiato d’Italia?

Dopo il disastro di ieri sera il più odiato è il CT Ventura. Le accuse se le merita tutte, ma qualcuna proviamo a distribuirla. È oggettivamente dura

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Dopo il disastro di ieri sera il più odiato è il CT Ventura. Le accuse se le merita tutte, ma qualcuna proviamo a distribuirla.

È oggettivamente dura parlare il giorno dopo un evento che, per alcuni in maniera maggiore o minore, ha toccato un paese intero.
Sembrerebbe stupido parlare ora di ciò che tutti stanno commentando da ieri sera. La più grande disfatta della Nazionale azzurra dal 1958 a oggi. E sì, per il calcio non si potrebbe parlare di disfatte, noi che in Guerra abbiamo sempre “improvvisato”, ma è parte troppo integrante della nostra cultura, del nostro tessuto sociale per ignorare il contesto terminologico.

Il timore di molti, dopo l’1-0 in Svezia, è divenuto realtà alle 22:40 di un martedì sera di Novembre. Fuori dai Mondiali di Russia 2018. Noi, quattro volte campioni, noi che viviamo il calcio come pochi popoli al mondo. Noi, derisi all’estero per moltissimi aspetti, ma intoccabili per autorevolezza calcistica, soprattutto nella Selezione Maggiore. E invece proprio noi a casa, per un’estate prossima che, utilizzando il singolo di Salmo, si prospetta dimmerda. Che faremo a giugno-luglio? Guarderemo le altre giocarsi la coppa più bella del mondo, quella che abbiamo alzato prepotentemente 4 volte? Forse alcuni non ce la faranno a stare davanti alla tv, a non vedere nemmeno un secondo di azzurro sui campi della fredda Ex Urss.

Oggi ci giriamo intorno e ci rendiamo conto di una cosa in particolare. Vorremmo tutti, e dico tutti, avere accanto Ventura per riempirlo di epiteti non replicabili su un giornale. E qui si pone il quesito: è Ventura l’uomo più odiato d’Italia? O, ancora, è l’uomo più odiato in Italia da sempre?

Potremmo benissimo rispondere sì, perché non possiamo che attribuire a lui il 90% e passa delle colpe di tutto questo dramma.

Ha sbagliato tutto, il modulo, alcuni dei giocatori da mettere in campo, come posizionarli, la mentalità da trasmettere ai ragazzi, le scelte di selezione, l’approccio collettivo, il confronto con lo spogliatoio. Gli imputiamo tutto, forse anche più di ciò che meriterebbe. Ma del resto è colpa sua. È colpa sua se siamo una nazione più triste del solito, se i problemi quotidiani della nostra società non potranno essere dimenticati nemmeno in quei due mesi estivi. È colpa sua se non potremmo sentirci davvero “Fratelli d’Italia” nell’unico modo con cui ci siamo riusciti per un Secolo: noi, la Nazionale e l’inno.

Mancherà questo, e mancherà perché lui è stato il Primus Inter Pares degli Italiani “impresentabili” ieri sera. Senza mezzi termini, un “Scusa” da parte sua e del grande Capo Tavecchio lo vorremmo sentire tutti. Ma questo non è il paese delle responsabilità, e nessuno si assume mai le proprie colpe, non aspettiamoci qualcosa di diverso in questo caso.

Però Ventura incanala verso se stesso l’odio e le mire di tutti, ma non possiamo negare i tanti problemi del sistema Calcio Italia, che come una piramide partono dal basso e arrivano fino al vertice.

C’è una crisi nel movimento calcistico ben più profonda. Il 60% dei giocatori che militano in Serie A è straniero, una netta maggioranza rispetto ai connazionali, e non parliamo di una maggioranza di fenomeni. Il dato ci fa ricollegare ai giovani nel calcio, sempre più abbandonati, con vivai che non funzionano, settori giovanili spesso vittime di marchette tra società e procuratori. Così anche tra i giovanissimi arrivano stranieri più “parcheggiati” che bravi. Ma non è colpa degli stranieri, gli italiani non emergono più anche perché a nessun livello c’è più fiducia di rischiare, di provare un possibile talento, e la pressione è tale che moltissimi ragazzi rinunciano già prima di essere degli Under 21, alcuni prima ancora che essere Primavera. La dirigenza del calcio non funziona, permette che sussistano orrori grossolani nel sistema, capaci di danneggiare i calciatori stessi, ma anche i tifosi, le infrastrutture e i possibili investimenti.

Se le prime 4-5 “Big” del campionato non schierano più di tre italiani titolari, se una squadra di fascia media preferisce un nome esotico pippa anziché un mestierante locale o un giovanissimo da lanciare, beh, Ventura resterà a lungo l’uomo più odiato d’Italia, ma solo perché noi ci saremo girati dalla parte opposta ai problemi reali.

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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