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Gianmaria Ajani e il patto al patto stipulato con città e imprese per realizzare laboratori nelle aree abbandonate

Gianmaria Ajani e il patto al patto stipulato con città e imprese per realizzare laboratori nelle aree abbandonate

Gianmaria Ajani: "Abbiamo un rapporto stretto con le aziende del biomedicale, e il Parco della Salute darà un nuovo impulso". #FacceCaso. Il rettore

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Gianmaria Ajani: “Abbiamo un rapporto stretto con le aziende del biomedicale, e il Parco della Salute darà un nuovo impulso”. #FacceCaso.

Il rettore dell’università di Torino Gianmaria Ajani è stato intervistato da La Stampa in merito al patto stipulato con città e imprese per realizzare laboratori nelle aree abbandonate.

  • Gianmaria Ajani, rettore dell’Università, la sindaca Chiara Appendino ha detto che il rilancio di Torino passa dall’industria e dall’innovazione. Sono i motori giusti per uscire dallo stallo?
“Sì, e questo non vale soltanto per Torino. L’Università ha una incidenza territoriale molto più estesa, guardiamo al Nord Ovest, un territorio con una forte vocazione all’export, che deve stare al passo con la competizione internazionale, competizione che si gioca nell’innovazione”.
  • Qual è il ruolo del vostro ateneo in questa partita?

“Costruire reti fra ricerca e imprese, dall’Ict alla tecnologia dei materiali fino agli aspetti di gestione della produzione. Tutto questo deve essere messo a disposizione delle imprese perché, dal punto di vista della ricerca, nessun laboratorio aziendale può mettere in campo quello che offriamo noi insieme al Politecnico”.

  • La ricerca da sola è sufficiente? Oppure bisogna superare il concetto di trasferimento di conoscenza?

“L’industria 4.0 prevede tempi più stretti per il passaggio dalla ricerca alla produzione. La catena, in molti settori, si è accorciata”.

  • Quali sono i vostri legami con le imprese del territorio? Come possono diventare più stretti?

“Abbiamo un rapporto stretto con le aziende del biomedicale, e il Parco della Salute darà un nuovo impulso. E poi c’è grossa attenzione sull’Agrovet, come nella chimica e nei nuovi materiali. Ma c’è un altro punto: le competenze che non sono strettamente legate alle tecnologie, diventeranno sempre più importanti”.

  • Oggi alla conferenza organizzata al Campus Einaudi per il ciclo “Unito Spazio Pubblico” partecipa anche il rettore del Politecnico Marco Gilli. Ci sono molti progetti di collaborazione tra il vostro ateneo e corso Duca degli Abruzzi, e nelle scorse settimane qualcuno aveva ipotizzato un percorso che potesse portare alla fusione. La corsa per la successione di Gilli rischia di complicarlo?

“Credo che l’integrazione sia praticamente inevitabile: oggi una separazione ha sempre meno senso perché l’industria del futuro richiede contaminazione. Attenzione, non sto parlando di un unico ateneo da 100 mila studenti, che non avrebbe senso, ma di un superamento delle barriere là dove si fa ricerca. Il Piemonte ha bisogno di più centri di ricerca, quelli pubblici sono pochi, con scarsi effetti sulla capacità innovativa delle imprese. Gli esempi ci sono: dai laboratori delle multinazionali dell’area di Boston ai Fraunhofer in Germania fino all’alleanza tra la Bocconi e il Politecnico di Milano, che hanno creato una carta dei servizi congiunta e integrato i due incubatori”.

  • In quali spazi?

“Bisogna programmare con la Città e le imprese il possibile utilizzo di aree industriali dismesse”.

  • Di quali profili avrà bisogno un mondo dell’occupazione sempre più automatizzato?

“L’offerta didattica sta cambiando, ed è destinata a cambiare ancora. Bisogna consentire agli studenti di fare percorsi meno rigidi”.

  • Ajani, come immagina la Torino del 2030?

“Penso a una città con un forte radicamento dei centri di ricerca pubblici e privati, anche internazionali. Ma soprattutto immagino una Torino in grado di aprire nuovi spazi alle imprese innovative e fare produzione culturale, non semplici eventi. Un porto di terra, capace di attirare sempre più giovani dall’estero”.

#FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani

 

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