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Compiti a casa fantastici e come eliminarli

Compiti a casa fantastici e come eliminarli

I compiti a casa possono essere tolti. Come? Ce lo spiega una sperimentazione del MIUR in atto a Biella. Compiti a casa addio? Dopo che Macron li ha

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I compiti a casa possono essere tolti. Come? Ce lo spiega una sperimentazione del MIUR in atto a Biella.

Compiti a casa addio? Dopo che Macron li ha proibiti in Francia presto potrebbe toccare all’Italia salutare i classici compiti a casa. Alla base di questo possibile cambiamento vi è una petizione lanciata su Change.org qualche tempo fa dal titolo “Basta compiti”.

La petizione è stata ideata da Maurizio Parodi, dirigente scolastico di una scuola di Genova e ha già raccolto quasi 30.000 adesioni. Parodi considera i compiti a casa inutili, discriminanti e addirittura dannosi per i ragazzi.

D’altronde i lavori da fare a casa si oppongono al diritto di riposo postulato dalla Carta Internazionale dei Diritti per l’Infanzia. D’altra parte, però, è anche vero che i compiti si sposano perfettamente con la didattica tradizionale.

Come eliminarli, dunque, senza mettere in difficoltà gli insegnanti? Semplice, cambiando la didattica stessa. E’ quello che sta cercando di fare Raffaele Ciambrone, funzionario del MIUR, attraverso un progetto sperimentale partito l’anno scorso nella provincia di Biella.

La sperimentazione prevede che i ragazzi utilizzino una parte del tempo che devono trascorrere in classe per le esercitazioni e i lavori di gruppo. Di conseguenza soltanto le prime tre ore (l’intera mattinata per le elementari) vengono dedicate alle lezioni.

Funziona? Secondo Cinzia Sabatino, referente del progetto presso l’ufficio scolastico di Biella, “i primi segnali sono incoraggianti”. Per questo motivo la sperimentazione è stata estesa anche alle province di Verbania, Torino, Milano e Trapani per un totale di 166 scuole tra elementari e medie.

D’altro canto, stando ai dati OCSE, i bambini e i ragazzi finlandesi e coreani studiano 1/3 rispetto ai pari età italiani, eppure ci mangiano in testa in quanto a conoscenze e competenze. Un segno evidente del fatto che alla fine conta la qualità, non la quantità.

Attenzione però, non stiamo dicendo che è giusto che i ragazzi trascorrano il pomeriggio incollati al televisore o allo smartphone anziché sui libri. Giusto che si svaghino ma devono farlo in modo costruttivo.

L’eventuale assenza dei compiti a casa, quindi, non deve essere il pretesto per passare le giornate a poltrire ma deve essere qualcosa che stimoli i ragazzi a coltivare passioni ed interessi da alternare allo studio. Insomma sfruttate il tempo libero per imparare l’unica cosa che forse la scuola non vi insegna a fare: vivere.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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