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Primo maggio: che festa è per noi giovani?

Primo maggio: che festa è per noi giovani?

Oggi primo maggio è festa dei lavoratori. Ma tra voglia di svagarsi, concerti e pranzi in compagnia, che valore ha ormai questa data per un ragazzo?

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Oggi primo maggio è festa dei lavoratori. Ma tra voglia di svagarsi, concerti e pranzi in compagnia, che valore ha ormai questa data per un ragazzo?

Primo maggio… al massimo studente fatti coraggio. È difficile parlare di festa, in primis non lavorando, in secundis viste le prospettive che abbiamo noi ragazzi in merito al lavoro. Perché diciamocelo chiaro, c’è poco da festeggiare.
Non è una festa ideologica per noi. Lo è stato per molte generazioni, per chi ha lottato e ottenuto conquiste sociali importanti, chi ha visto l’evoluzione della società, dalla sofferenza al benessere.

Noi invece siamo il frutto incompiuto della secolarizzazione. Siamo giovani leve che di giorno vivono precarie, sapendo che un lavoro andrà inventato e difficilmente lo troveremo a tempo indeterminato. Siamo quelli del “la laurea non basta più, è solo un pezzo di carta”, “vai all’estero se vuoi lavorare”. Siamo sul punto di perdere un’identità nostra, nazionale, ci attacchiamo al materialismo perché troppi valori in cui credere e ideali da spingere non ne abbiamo.

E allora cos’è il primo maggio per noi? Chiedetelo a qualsiasi ragazzo tra i 18 e i 25 anni. È il concertone, un giorno in più per fare ponte. Il week end lungo, la gita fuori porta, il pic nic al parco o la grigliata con amici. Il primo mare di stagione magari, o semplicemente con una giornata uggiosa come quella di oggi un bel giorno per studiare in vista della sessione (imminente o meno che sia).
Ma se dobbiamo parlare di lavoro e commemorazione, facciamo fatica, non avendo culturalmente l’approccio necessario a pensarlo in questo modo.

Potremmo altresì far diventare tale giorno un momento per lanciare un appello, una speranza nel confronto di istituzioni e governo. Lanciateci un’idea di prospettiva che accolga e non faccia scappare i “millennials” (che tanto piace come termine proprio ai quaranta/cinquantenni di oggi), che non ci faccia cercare nuovi lidi altrove. Va bene che viviamo in un mondo globalizzato, ma non avere un’opportunità lì dove nasciamo è anacronistico. E allora buona festa dei lavoratori a chi un lavoro ce l’ha e buona speranza a noi che un giorno ce lo inventeremo!

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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