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Politecnico e Università di Torino perdono posizioni

Politecnico e Università di Torino perdono posizioni

Di chi è la colpa? Dell’aver inserito nel corpo docenti gli assegnisti di ricerca. #FacceCaso. Brutte notizie per il Politecnico. In un anno l’ateneo

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Di chi è la colpa? Dell’aver inserito nel corpo docenti gli assegnisti di ricerca. #FacceCaso.

Brutte notizie per il Politecnico. In un anno l’ateneo è scalato di ben 80 posizioni nella graduatoria mondiale delle università stilata dalla società di ranking Qs.

Di chi è la colpa? Dell’aver inserito nel corpo docenti gli assegnisti di ricerca. Il suo inserimento ha pesato molto nel conteggio che compara numero di pubblicazioni fatte con numero di docenti.

“I nostri assegnisti fanno ricerca industriale e non pubblicazioni. È stata sbagliata la scelta di molte università, e della passata amministrazione del Poli, di introdurre la categoria in quella dei docenti. Oltre all’indicatore sul rapporto con le pubblicazioni, la decisione ha modificato erroneamente anche quello del rapporto studenti/docenti perché gli assegnisti non fanno lezione frontale”. Spiega il rettore Guido Saracco, come si legge su La Stampa.

C’è da dire che il Politecnico non è il solo. In calo anche l’Università di Torino, passata per Qs dalla posizione 551-600 alla 571-580. 

Gianmaria Ajani, rettore dell’Università, è critico verso il metro di valutazione.

“Alcune voci prese in considerazione sono cose come il rapporto tra docenti e studenti. È ovvio che da noi ci siano più studenti per ogni docente rispetto ai campus Usa dove si pagano rette molto care per essere ammessi e le strutture che ospitano le matricole sono completamente diverse. La logica del ranking, delle graduatorie che incolonnano i migliori atenei in cui andare a studiare, è una logica molto americana”. Dice Ajani.

Per non parlare degli atenei del sud, ancora più penalizzati. 

“Mi stanno bene le classifiche, ma alcune usano parametri che poco hanno a che fare con noi. Se si valuta il livello occupazionale, le nostre capacità sono più basse per colpa del contesto territoriale”. Sostiene Fabrizio Micari, rettore dell’Università di Palermo.

#FacceCaso. 

Di Francesca Romana Veriani 

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