Parli male della tua società sui social? Licenziato!

Parli male della tua società sui social? Licenziato!

Lo spettro di una paura per molti dipendenti si concretizza con la Suprema Corte di Cassazione. L’azienda non può essere diffamata via social. Una so

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Lo spettro di una paura per molti dipendenti si concretizza con la Suprema Corte di Cassazione. L’azienda non può essere diffamata via social.

Una società attaccata, criticata, insultata dai dipendenti su Facebook, Twitter e gli altri può rispondere perfino con il licenziamento.
Utilizzare così espressioni offensive o diffamazioni verso il luogo di lavoro, secondo la Corte di Cassazione, è motivo di giusta causa di licenziamento.

La sentenza n. 10280 del 27 aprile 2018, infatti dichiara: “le critiche offensive del lavoratore postate sulla propria bacheca Facebook creano un grave danno all’immagine aziendale ed hanno natura diffamatoria tale da giustificarne il licenziamento”.
I social vanno presi come spazio virtuali che si rivolge a più destinatarie qui non si possono usare misure che compiano errori o situazioni di pregiudicamento.

Il disprezzo nei confronti dell’azienda, l’insulto o la rabbia per qualcosa capitato sul lavoro, è considerato come ipotesi di diffamazione, natura colposa.
Tale atteggiamento “può risultare idoneo a determinare una lesione del vincolo fiduciario così grave ed irrimediabile da non consentire l’ulteriore prosecuzione del rapporto (Cass. 1.7.2016 n. 13512)”.

Quindi, se conoscete qualcuno che ogni tanto fa scappare sui social critiche o parole non belle nei confronti del proprio luogo di lavoro, avvisatelo prima che sia troppo tardi.

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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