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Smart working: come cambierà il mondo del lavoro dopo l’emergenza Covid 19?

Smart working: come cambierà il mondo del lavoro dopo l’emergenza Covid 19?

Cosa tratta realmente lo smart working? Quali cambiamenti può causare all’interno del contesto lavorativo? #FacceCaso. Durante l’emergenza sanitaria

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Cosa tratta realmente lo smart working? Quali cambiamenti può causare all’interno del contesto lavorativo? #FacceCaso.

Durante l’emergenza sanitaria del Covid-19, è stato richiesto alla popolazione italiana di contenere la diffusione del contagio, attraverso la limitazione degli spostamenti e rimanendo il più possibile dentro casa. Questa situazione straordinaria ha permesso la diffusione del cosiddetto Smart Working, chiamato anche “lavoro agile” o lavoro da casa. Modalità resa possibile grazie alle tecnologie contemporanee, come la connessione internet, già presente nelle case di quasi ognuno di noi, e il possesso di un computer personale, non sempre fornito dall’azienda. Ma cosa tratta realmente questa forma di attività? Quali cambiamenti può causare all’interno del contesto lavorativo?

Di fatto, lo smart working non è per tutti…

Innanzitutto, bisogna affermare che non tutti i lavori possono essere svolti da casa. I lavori manuali o a contatto con il pubblico sono da escludere. Inoltre, ci sono attività che nonostante la possibilità di essere svolte telematicamente, richiedono una relazione face- to-face essenziale nel rapporto con l’utenza e sopratutto con i propri colleghi. La terapia di uno psicologo online sarebbe la stessa di una terapia tradizionale? Uno studio di avvocati lavorerebbe meglio se i contatti con i propri clienti o con tra gli avvocati stessi fossero virtuali? Tuttavia, secondo i consulenti del lavoro, in Italia i dipendenti che potrebbero lavorare da casa sono almeno 8,2 milioni.

Secondo una stima del Politecnico di Milano, prima dell’emergenza del coronavirus erano 570 mila in Italia i casi di smart working, un numero che è andato sempre crescendo negli anni a causa della rivoluzione tecnologica, ma molto basso rispetto alle percentuali europee. Ad esempio, nel Regno Unito il 20,2% dei dipendenti sono smartworkers, in confronto ai numeri italiani che corrispondo al 2%. Dopo l’emergenza, i dati del Ministero del Lavoro mostrano che ci sono stati 554.754 lavoratori in più da casa. Se questa situazione dovesse continuare è giusto chiedersi quali saranno i cambiamenti sui luoghi di lavoro e se dobbiamo farci qualche domanda anche in tema di diritti degli smartworkers.

Spesso, chi tesse le lodi del “lavoro agile” afferma che quest’ultimo sia più meritocratico, dal momento che i lavoratori non vengono pagati ad ore, bensì in base ai risultati che producono. Si passerebbe, quindi, ad una forma di retribuzione a cottimo, modalità di retribuzione tipica degli anni ’30 del Novecento in Italia e fortemente contestata sopratutto all’interno dei contesti delle fabbriche. Karl Marx stesso afferma che: ”La qualità del lavoro è qui controllata dall’opera stessa, la quale deve contenere bontà media, se il prezzo a cottimo dev’essere pagato in pieno. Il salario a cottimo diventa da questo lato fonte fecondissima di detrazioni sul salario e di truffe capitalistiche. Esso offre al capitalista una misura ben definita dell’intensità del lavoro”.

Quindi, all’epoca, si utilizzava questa forma di retribuzione per mantenere il rendimento alto ed il lavoratore era alla fine sfruttato. Oggigiorno, però, questo tipo di retribuzione non deve essere interpretata solo alla luce delle esperienze della produzione capitalistica manifatturiera e industriale. Questa modalità è espressione di un sistema di lavoro, quello occidentale, che sta cambiando. A causa di fenomeni come la globalizzazione, la spostamento delle fabbriche in paesi dove la mano d’opera è più basse e l’innalzamento dei livelli di istruzione, molto spesso il lavoro prestato dai dipendenti non è più di tipo manuale, bensì di tipo intellettuale. Quindi, i prodotti del lavoro non sono “in serie”, perchè prodotti in fabbrica, ma sono frutto di un processo creativo, intellettivo e unico.

Di conseguenza, cambia anche il tempo del processo produttivo, che non è più standardizzato ma soggettivo, perchè ognuno lo utilizza in modo diverso. Molti studiosi hanno delineato le caratteristiche di questo nuovo approccio al lavoro e lo smart working può essere interpretato con la medesima ottica. Lo stesso sociologo italiano Domenico De Masi afferma che nella società post-industriale il lavoro creativo supera quello manuale ed i confini tra lavoro, passioni e vita privata si confondono. Lui lo chiama “ozio creativo”, una situazione in cui si lavora senza accorgersi di farlo.

Quindi, se il tipo di redistribuzione a cottimo è giusta o sbagliata, dipende da molte cose. Ci potranno essere delle situazioni in cui si lavora di più rispetto al lavoro in ufficio mantenendo la stessa paga e situazioni in cui avverrà il contrario. Dipende da come si contrattano la mole di lavoro e le scadenze. In questo senso, la legislazione dovrà muoversi e bisognerà mobilitarsi affinché il rapporto tra datore di lavoro e dipendente sia giusto ed equilibrato.

Rimanendo sul tema dei diritti, un altra questione da affrontare è quella legata alla malattia. Con la possibilità di smart working potrebbe essere più facile continuare a lavorare nonostante una situazione di influenza o infortunio lieve, poiché non è richiesto lo spostamento e ci si trova in una situazione comoda per curarsi. Da una parte può essere vantaggioso per il datore di lavoro e per il dipendente stesso che vuole continuare la sua attività, dall’altra potrebbe diventare motivo di riduzione della possibilità di prendere dei giorni in caso di malattia. Anche in questo caso, una legislazione specifica è fondamentale.

Tuttavia, il datore di lavoro può guadagnarci in diversi modi da questa situazione. Basti pensare agli affitti degli uffici e al costo del personale che si occupa della pulizia degli spazi. Si tratta di un abbassamento dei costi da una parte e una possibile diminuzione dei posti di lavori dall’altra, nei settori che sono legati indirettamente all’azienda e che offrono servizi di gestione e manutenzione degli uffici. In ogni caso, la diminuzione di strutture comporta un vantaggio sociale se parliamo in termini di inquinamento ambientale, che è dovuto alla corrente e l’energia che viene impiegata negli uffici e a un minor consumo di carburante che viene utilizzato dai lavoratori negli spostamenti da e al posto di lavoro. Quindi, ci sarebbe un miglioramento della mobilità cittadina, meno congestione del traffico e meno problemi legati ai parcheggi. In più, qualora si utilizzassero i mezzi pubblici, meno pendolari nelle ore di punta.

Veniamo ora, invece, ai cambiamenti più puramente sociali che implica questa nuova forma di lavoro. La possibilità di svolgere la propria professione a casa, cambia completamente la caratteristica spaziale del lavoro, in particolare del luogo “ufficio”. Per molti, il luogo di lavoro non è solo un edificio in cui produrre un certo risultato richiesto. È sopratutto uno spazio di socializzazione e di condivisione in cui si costruiscono relazioni sociali e professionali e, perché no, sentimentali. Si tratta di uno spazio umano specifico, che negli anni ha costituto una parte importante della vita delle persone e delle aziende stesse, che sempre più dimostrano, attraverso gli studi, che un luogo socialmente piacevole e informale sia fondamentale per il successo aziendale. Tutte le innovazioni interne legate al “team-building” vanno in questa direzione. Inoltre, lo scambio di conoscenze, idee e consigli all’interno dei momenti informali nei luoghi di lavoro, come la pausa pranzo o il momento del caffè, sono fondamentali da un punto di vista umano e professionale.

Per giunta, lavorando da casa, la vita lavorativa e quella privata non hanno più la divisione netta che le ha sempre caratterizzate fin adesso. Non si tratta più di due ambienti separati, ma si mescolano in una situazione in cui ognuno può decidere dove e come svolgere la propria attività. Naturalmente, c’è chi potrebbe essere molto soddisfatto di questo cambiamento, perchè gli permetterebbe di seguire meglio i propri figli o in generale la vita privata e personale. D’altro canto, c’è chi trova nell’ambiente lavorativo una forma di evasione e uno spazio per sé, che sia alternativo alla routine familiare.

Insomma, non si tratta di un cambiamento in senso positivo o negativo, però si tratta di un cambiamento nella vita personale e collettiva del nostro paese, in quanto lo spazio culturale e sociale dell’ufficio è stato fondamentale nel disegnare i percorsi di vita di ciascuno fin ad ora. Ovviamente, perchè no, potrebbe avvenire la definizione di nuovi spazi, come biblioteche o caffè con la connessione ad internet, dove ognuno può recarsi individualmente con il proprio laptop per lavorare, conoscendo in questo modo nuove persone e creando spazi inediti di socializzazione che possono sostituire la funzione di socialità degli uffici di lavoro.

Per concludere, probabilmente questo tipo di lavoro si addice maggiormente ad un tipo di società individualista, in cui anche il lavoro non è più percepito come azione collettiva o coscienza di classe, ma come parte di una sfera individuale. Il lavoratore è più libero ed indipendente, può gestire il proprio tempo e ridurre le ore inutili ed inquinanti dello spostamento. Esprime la libertà desiderata dall’uomo o donna occidentale, il potere di riuscire ad organizzare la propria vita e le scelte quotidiane. Il lavoro da fatto collettivo diventa individuale e le stesse rivendicazioni sindacali dovranno cambiare terreno e muoversi su altre piattaforme, come il web. Acquisiranno ancora più importanza le web community e i gruppi su piattaforme digitali, che diventeranno il nuovo spazio sociale di condivisione e contestazione.

Da questa analisi, sebbene parziale, possiamo affermare che lo smart working introduce dei cambiamenti che non sono a prescindere negativi o positivi, ma dipendono da una parte a come sarà sviluppata la legislazione sul tema, dall’altra a come soggettivamente verrà percepita l’importanza di mantenere un luogo di condivisione e socialità che è l’ambiente fisico del lavoro. Adesso ci troviamo in una situazione emergenziale ed è probabile che, una volta superata, tutto torni alla normalità, ma qualora fosse l’inizio di una svolta, non sarebbe giusto chiederci (senza pregiudizi) a cosa stiamo andando incontro?

#FacceCaso

Di Francesca Benedetta Felici & Dimitri Caporilli

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