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Ludopatia: una nuova dilagante dipendenza tra noi giovani

Ludopatia: una nuova dilagante dipendenza tra noi giovani

Nessuno immaginerebbe che la dipendenza dal gioco d'azzardo sia divenuta un fenomeno sociale molto grave, in grado di affliggere giovani ed anziani. D

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Nessuno immaginerebbe che la dipendenza dal gioco d’azzardo sia divenuta un fenomeno sociale molto grave, in grado di affliggere giovani ed anziani.

Di Irene Tinero

Per Ludopatia o gioco d’azzardo patologico s’intende l’incapacità di resistere all’impulso di scommettere o giocare con le slot machine e simili. L’Italia detiene il primato mondiale sulla spesa per il gioco d’azzardo: 500€ pro capite. Nel nostro paese ne sono affette 1 milione di persone, pari al 13% della popolazione. Dati simili fanno della Ludopatia sia un’emergenza sociale che una vera e propria malattia. Con crescente aumento cadono in questo tunnel sempre più giovani, rischiando di finire in una vera e propria patologia: si tratta di un disturbo che progressivamente porta a trascurare lo studio, il lavoro, incita a commettere furti o frodi, può essere causa di rovesci finanziari, compromettere seriamente rapporti interpersonali e condurre alla dipendenza di droghe e alcool, fino anche al suicidio se si vivono particolari periodo di stress o depressione. In alcuni casi si sono riscontrati anche tratti di disturbo ossessivo compulsivo, che rimane comunque una patologia a sé.

Ad indurre una dipendenza simile potrebbero essere tanto fattori ambientali quanto genetici. Tra gli uomini si cade facilmente preda di questi meccanismi in età adolescenziale, mentre tra le donne può sopraggiungere più avanti, tra i 20 e i 40 anni. Si tratta di un fenomeno vertiginosamente in crescita tra i giovani. Questa situazione ha reso necessario inserire la Ludopatia nella LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), attraverso la legge in merito del novembre 2012, stabilendo così precise misure di prevenzione, cura e riabilitazione per chi ne è affetto.

Il 23 maggio, presso l’Università di Firenze, si terrà un interessante seminario: “Il gioco d’azzardo nelle pubblicità: tra autodisciplina e compiti dell’Autorità di Garanzia”. Tra i promotori dell’evento c’è l’Unità di Ricerche “Nuove Patologie Sociali”, in unione con i Dipartimenti di Scienze Politiche e Sociali e delle Scienze della Salute.

Il binomio azzardo-pubblicità non è cosi lontano come potrebbe sembrare: nella risoluzione del problema ha infatti una grande incidenza la comunicazione di questi prodotti. Esemplari le pubblicità del più grande sito di scommesse on line inglese: una voce possente si presenta e dice di essere riuscito laddove hanno fallito Alessandro Magno e Napoleone. “Io sono il calcio ed ho conquistato il mondo”.
Oppure c’è l’unico uomo con il cervello in una mano che, mentre guarda la partita, dipinge, gioca a scherma e poi la mano scommette per lui. Ragazze in abiti succinti che ti promettono un “bonus di benvenuto fino a 1000 €” se entri nella loro grande famiglia. Slogan come “ascolti il cuore, ma gioca con la testa”. Alla fine di tutto questo c’è sempre la voce che ripete “gioco vietato ai minori, può causare dipendenza patologica”: peccato che parli come se avesse una beretta 92 puntata alla tempia.

Spegni la tv e partecipa al seminario: tutelati!

Di Irene Tinero

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