Torino dice SI alla Stepchild Adoption

Torino dice SI alla Stepchild Adoption

Il Piemonte si classifica, ancora una volta, un passo avanti rispetto la media nazionale e permette a due coppie lesbiche questa particolare forma di

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Il Piemonte si classifica, ancora una volta, un passo avanti rispetto la media nazionale e permette a due coppie lesbiche questa particolare forma di adozione.

Di Irene Tinero

Mentre qualcuno sta ancora imparando la pronuncia di questo astruso termine anglosassone, il mondo va avanti: due giorni fa la Corte d’Appello di Torino ha accettato “l’adozione del figlio del compagno” per due coppie lesbiche.

La prima coppia convive da sette anni ed è convogliata a nozze nel 2014 in Danimarca: le donne hanno chiesto di adottare l’una la figlia dell’altra, di 7 e 5 anni, nate in entrambi i casi attraverso inseminazione artificiale. Contemporaneamente la bella notizia arrivava anche per un’altra coppia, sposatasi nel 2015 in Islanda.

In entrambi i casi era stato presentato un secco rifiuto nell’appello di primo grado. A dire SI è stata la Sezione Minorenni, presieduta dal giudice Carmen Mecca, agevolata anche dal parere favorevole della Procura Generale. In particolare, il sostituto procuratore generale, Giulio Toscano, che ovviamente ha contribuito all’esito finale positivo, ha parlato di “tutela di una situazione di fatto”: in parole semplici, erano già una famiglia, ora lo sono ufficialmente anche agli occhi della legge. Inoltre il procuratore ha aggiunto che l’adozione da parte di un genitore non biologico è prevista in casi particolari, non solamente in presenza di relazioni omosessuali.

Tutti i giudici che hanno voluto questo risultato si sono appellati alla Corte Europea, per cui la famiglia “è ancorata ai fatti e non a condizioni giuridiche”.
Le donne, ora di nuovo “neo mamme”, hanno detto di essere felicissime soprattutto dopo lo stralcio della Cirinnà che ha rappresentato un duro colpo per loro. Marco Giusta di Arcigay Torino dice di non poter che essere soddisfatto, mentre Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay, parla di compimento del “diritto dei figli ad avere dei buoni genitori”.

Mentre si concretizza l’iniziativa referendaria (abrogativa) della prima parte della legge sulle unioni civili, si vanno confermando i più grandi “timori” dei conservatori italiani:

il capogruppo leghista alla Camera, Massimiliano Fedrige, parla di un “fatto drammatico” che apre la strada alle adozioni gay e alla pratica dell’utero in affitto.

Maurizio Sacconi (NCD) sostiene che tutto questo è stato architettato per ottenere “i favori di Renzi”.
C’è ancora chi parla di “simil-matrimoni”, che rappresenterebbero una premessa alle adozioni di questo tipo.

Poco importa se a dare affetto ed amore sia una coppia di omosessuali o eterosessuali, l’importante è che ci siano all’interno di una famiglia, e questo nessuna legge ed opposizione possono negarlo. Dall’altro canto, il nodo spinoso e preoccupante riguarda l’impatto che il bambino proveniente dalla “famiglia omogenitoriale” potrebbe avere con il resto della società.

Non c’è prova scientifica del disagio dei figli di omosessuali, come non c’è cura per la tristezza di alcuni figli degli eterosessuali: che lo vogliate o meno, c’è solo the wind of change che spira forte.

Di Irene Tinero

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