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Perseguitato perché ritenuto gay. La preside chiude gli occhi

Perseguitato perché ritenuto gay. La preside chiude gli occhi

L'omofobia degli studenti non viene denunciata dalla preside. Ora la donna è sotto accusa. "Perché vivo? Se morissi, non avrei questi problemi". Sono

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L’omofobia degli studenti non viene denunciata dalla preside. Ora la donna è sotto accusa.

Perché vivo? Se morissi, non avrei questi problemi“. Sono le parole di Luca (nome di fantasia), un ragazzo vittima di omofobia nella sua scuola.

La vicenda risale all’anno 2013, quando otto studenti dell’Istituto magistrale Vittorio Gassman di Roma hanno iniziato a perseguitare Luca ritenendolo gay. Il tutto sarebbe nato da una battuta che il ragazzo fece ad uno del branco, gesto ritenuto imperdonabile e dunque da punire. Nel dicembre del 2013, questi bulli della scuola crearono un gruppo WhatsApp intitolato ‘We Hate Luca’, in cui schernivano il ragazzo e si organizzavano per un agguato ai danni del poveretto.

La madre del ragazzo, ascoltate le parole del figlio, si allarmò immediatamente e corse a parlare con la preside che, tuttavia, non diede segno di preoccupazione; infatti, l’ex dirigente scolastico Giovanna Bertoldo decise di non denunciare l’accaduto asserendo che i genitori si erano già messi in contatto con un avvocato. Luca ha risentito enormemente della forte discriminazione a sue spese e ha iniziato a soffrire di depressione e ansia, ad andare male a scuola e a meditare il suicidio più volte.

La procura, al momento degli indagini, aprì dei fascicoli su tre insegnanti, gli otto studenti colpevoli e l’ex preside; oggi, i docenti sono stati prosciolti ma è ancora pugno duro sui ragazzi e sulla dirigente. In particolare, si svolgerà a breve un’udienza preliminare a cui dovrà partecipare la Bertoldo e a cui prenderà parte anche un esponente del Gay Center di Roma, Fabrizio Marrazzo, come parte civile.

Quanto tempo ancora ci vorrà per capire che la vita di tutti è preziosa e che non esistono razze ariane?

Di Giulia Pezzullo

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