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Erasmus e lavoro? Il connubio esiste

Erasmus e lavoro? Il connubio esiste

L’Istituto Indire ha analizzato il vantaggio di studiare con il progetto Erasmus. Inglese e didattica migliorati, ma soprattutto si aprono molte strad

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L’Istituto Indire ha analizzato il vantaggio di studiare con il progetto Erasmus. Inglese e didattica migliorati, ma soprattutto si aprono molte strade occupazionali.

Erasmus portaci a…lavorare! Lo dicono sempre più i numeri, lo confermano i dati dello studio dell’Istituto Indire. Quest’ultimo ha analizzato i vantaggi dei programmi di studio all’estero per gli studenti universitari.
Ovviamente serve in prima battuta per perfezionare la lingua. Vivere in un luogo madrelingua 5-6 mesi è il modo migliore per migliorare questo aspetto. Poi senza dubbio il contatto con metodi di studio diversi, quali le università bilaterali che ospitano. Riuscire a mixare i nostri tradizionali con quelli permette di diventare davvero più elastici.

E infine il dato che ci interessa, il più significativo e importante. L’Erasmus è un ottimo biglietto da visita per entrare nel mondo del lavoro. Alcuni numeri: chi ha fatto esperienze di studi all’estero nel periodo universitario resta disoccupato solo nel 6% dei casi, rispetto al 18% di chi non è partito.
A partire con Erasmus+ sono stati, nel 2017, 41.487 studenti universitari da tutta Europa.
Su un campione analizzato di 1.412 giovani, tra 25 e 30 anni (74%). Di questi 702 hanno partecipato al programma di mobilità tra il 2007 al 2014, l’altra metà (710) non lo ha fatto.
Gli intervistati parlano di vari vantaggi, quali crescita personale per il 98%, acquisizione della lingua (55%), apprendimento di metodologie di studio non presenti in Italia (31%), relazioni culturali nuove (19%) e infine competenze specifiche acquisite (19%).

Chi non l’ha fatto tende invece a giustificarsi, causa esami, mancata voglia di partire, scarsità di informazioni e chi finanziariamente non lo ritenevano un buon investimento. L’ostacolo dei costi è da sempre un problema su cui si cerca di intervenire.
Su questo negli ultimi anni sono stati fatti importanti investimenti da parte dell’Ue, che ha fatto sì venissero concesse maggiori borse di studio.
Poi su questo campione è significativo il risultato occupazionale. Erasmus = tasso di lavoro all’94%, non Erasmus, sempre tra gli intervistati, sull’80%.

I professori anche hanno accesso alla mobilità, e ne parlano in termini entusiasti. “Migliorano le capacità di interagire con persone diverse, si sperimenta una didattica più inclusiva e coinvolgente, anche con un uso maggiore delle nuove tecnologie” nelle parole riferite allo studio dell’Istituto.
Una combinazione quindi significativa, che affianca una grande esperienza per la vita a buone opportunità lavorative nel post laurea.

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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