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“Selfie Killer”? Problema risolto…o forse no

“Selfie Killer”? Problema risolto…o forse no

Il Parlamento discuterà presto una legge ideata per ridurre sensibilmente i casi di “Selfie Killer”. La legge, però, potrebbe non risolvere il problem

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Il Parlamento discuterà presto una legge ideata per ridurre sensibilmente i casi di “Selfie Killer”. La legge, però, potrebbe non risolvere il problema.

Atteso, voluto e presto discusso. Stiamo parlando del disegno di legge ideato dal senatore Massimo Mallegni (famoso per l’esposto contro Sfera Ebbasta), che dovrebbe portare all’introduzione nel codice penale del reato di istigazione a compiere azioni pericolose mediante strumenti informatici.

Un crimine che può essere riassunto in due parole: “Selfie Killer”. Questo neologismo indica quella pratica molto in voga, ma altrettanto pericolosa, di farsi degli autoscatti in situazioni estreme o in circostanze che possono avere conseguenze drammatiche e condurre persino alla morte.

Secondo uno studio realizzato dall’All India Institute of Medical Sciences di Nuova Delhi, sono ben 259 le persone nel mondo decedute per colpa di un selfie tra il 2011 e il 2017; tanto per capirci, gli squali fanno meno danni (e non stiamo scherzando). Naturalmente molte delle vittime del “Selfie Killer” (circa l’85%) sono giovani di età compresa fra i 10 e i 30 anni.

Se ci concentriamo solamente sull’Italia scopriamo inoltre che 920 ragazzi su 11.500 (pressappoco l’8%) è stato sfidato almeno una volta a fare un selfie estremo. Una piccola parte di essi (all’incirca il 10%), poi, quella sfida l’ha anche accettata, mettendo così a rischio la propria vita.

E’ chiaro dunque che un decreto come quello pensato da Mallegni sia quanto mai necessario e, se vogliamo, anche piuttosto urgente. A nostro avviso, però, il disegno di legge presentato dal senatore di Forza Italia distoglie l’attenzione da quello che secondo noi è il vero fulcro del problema.

Perché la legge prevede delle pene assolutamente legittime ma forse non condanna quelli che sono gli effettivi responsabili del reato in questione. Le sanzioni, infatti, sono indirizzate soprattutto ai social network o comunque a coloro che gestiscono i siti che pubblicano gli scatti incriminati.

Ma il problema non è il web in sé, bensì il cattivo uso che se ne fa. Occorrerebbe quindi educare i giovani ad utilizzare i social media nella maniera corretta; perché è vero che questi ultimi sono delle eccezionali fonti di informazione, ma è vero pure che possono diventare anche dei pericolosissimi strumenti di morte.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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