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Addio lezione frontale, da Parma l’idea della classe cooperativa

Addio lezione frontale, da Parma l’idea della classe cooperativa

Superare l'idea della lezione frontale per costruire insieme ai docenti una sapere condiviso. Viene da Parma l'idea per cambiare la scuola. Qualche s

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Superare l’idea della lezione frontale per costruire insieme ai docenti una sapere condiviso. Viene da Parma l’idea per cambiare la scuola.

Qualche settimana fa vi avevamo parlato di un progetto di scuola inclusiva partito dalla Calabria. Oggi invece andiamo nel nord Italia per scoprire un’altra idea potenzialmente rivoluzionaria. A Parma è stata esposta e discussa la proposta della “classe cooperativa”, per dire definitivamente addio al principio della lezione frontale.

Promotore dell’iniziativa è un gruppo di dodici scuole della provincia emiliana, che ne hanno parlato nel convegno di presentazione due giorni fa. L’idea di fondo è quella di superare i vecchi metodi di insegnamento, ritenuti obsoleti, sostituendoli con il cooperative learning.

Si tratta di un approccio alla didattica totalmente rivoluzionario. Gli alunni e lo sviluppo del loro successo formativo e benessere personale sono posti al centro delle attività. Implementando le capacità di relazionarsi e motivarsi a vicenda si punta ad incrementare le loro competenze sociali. Gli insegnanti guidano in questo percorso di condivisione e scambio gli studenti. Non impongono dall’alto la propria sapienza autoritaria per diffondere il loro sapere. Privilegiano piuttosto il momento dell’apprendimento come esperienza costruttiva. Si sposta il focus dalla centralità dell’insegnamento a quella dell’apprendimento.

L’insegnante, come spiegano Giovanni Cattabiani e Franca Guerra, due professori coinvolti direttamente nell’introduzione di questa novità, deve assumere un ruolo decentrato. Se in una lezione frontale è, di fatto, lui il protagonista della trasmissione di conoscenza, ora diventa stimolatore di curiosità e desiderio di scoperta.

Le testimonianze dirette

Sul palco hanno portato alcune testimonianze persone che stanno vivendo questo percorso sperimentale. Tre ragazzi della scuola Sanvitale-Fra Salimbene hanno definito l’esperienza “una grande ricchezza, che porteremo con noi anche alle scuole superiori. Abbiamo imparato a discutere le nostre idee confrontandoci con gli altri per trovare una soluzione comune“.

Imparare a mediare e a confrontarsi, rispettare la diversità, comunicare in modo empatico, educare ad essere e non solo al sapere: questi sono obiettivi fondamentali che, tra l’altro, coincidono con quelle soft skills oggi indispensabili anche nel mondo del lavoro” ha dichiarato Beatrice Aimi, dirigente scolastico.

Il pedagogista Daniele Novara, il cui lavoro è stato una delle scintille che ha innescato l’intero progetto, presente tra gli ospiti del convegno si è detto entusiasta di quanto sta avvenendo in quelle scuole. E ha ribadito alcune evidenze scientifiche a sostegno del lavoro che si sta svolgendo: “i neuroni-specchio ci confermano, su un piano scientifico, il fatto che i cervelli nella cooperazione lavorano meglio“. Secondo lui la lezione frontale è una pratica medioevale. La forma di apprendimento del futuro dovrebbe impostarsi sul concepire le classi come “entità socio-emotive relazionali. La conoscenza va generata a partire da domande autentiche, non da quel delle quali conosce già la risposta. Apprendere significa avere una capacità applicativa e non limitarsi a ripetere la risposta giusta“.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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