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La scuola deve ripartire dalla grammatica?

La scuola deve ripartire dalla grammatica?

Dopo i risultati un po' preoccupanti delle prove Invalsi c'è chi sostiene che la scuola debba ripartire dalle basi. Come la grammatica. Sappiamo che

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Dopo i risultati un po’ preoccupanti delle prove Invalsi c’è chi sostiene che la scuola debba ripartire dalle basi. Come la grammatica.

Sappiamo che le Prove Invalsi 2019 non sono andate molto bene. Più che altro hanno messo in evidenza una differenza fondamentale tra Nord e Sud, facendo piombare il meridione in una situazione critica. Questo vuol dire che la scuola italiana deve in qualche modo migliorare e ripartire e c’è chi dice che dovrebbe farlo dalle basi, cioè dalla grammatica e dall’algebra di base.

Il Professor Berretti, in un articolo del 18 luglio su AgendaDigitale.eu fa un paragone molto interessante tra due idee di scuola che si stanno scontrando in questo momento: quella più strong che vorrebbe un ritorno alla disciplina rigida di qualche tempo fa e quella più soft, che prevede una concentrazione maggiore su skills come il coding o le discipline STEM.

In effetti, a pensarci bene, la soluzione migliore sarebbe quella di trovare un punto di equilibrio tra le due cose. Sicuramente è vero che senza le basi di grammatica o di matematica imparare il coding non è una cosa semplice. Dai risultati degli Invalsi è emerso che un ragazzo su tre non riesce a comprendere appieno il significato di un testo. Una cosa preoccupante, non trovi? Vuol dire che ci può essere qualcuno che leggerà questo articolo e non ne capirà il senso, o lo capirà solo in superficie. Non mi sembra una prospettiva ottima quella di lasciare i ragazzi con queste lacune.

Allo stesso modo, è giusto inserire prove sempre più difficili alla maturità o anche nel programma annuale per migliorare il livello (percepito da fuori, aggiungerei) della scuola? Ti faccio un esempio. Avendo frequentato il classico PNI avevo quasi le stesse ore di matematica e fisica di uno scientifico. Bene, in quarto ginnasio ci insegnavano la matematica come si insegnerebbe a “quelli del classico”, il metodo “io ve lo spiego, tanto voi non siete portati”. In terza liceo, in vista degli esami di maturità, cambiammo professore, ne arrivò uno bravo che però ci trovò molto impreparati e vide che di limiti o di studio di funzioni non capivamo nulla, non perché fossimo stupidi ma perché nessuno di noi aveva quasi mai lavorato con la scomposizione in fattori. 

Certo non è giusto lasciare senza base matematica dei ragazzi del liceo, ma vale la pena insegnare in questo modo?
Vale davvero la pena concentrarsi su altre skills quando non abbiamo nemmeno le basi più elementari?
Ai posteri l’ardua sentenza!

#FacceCaso

Di Benedetta Erasmo

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