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Banbua, il progetto internazionale ecosostenibile a cui abbiamo Fatto Caso!

Banbua, il progetto internazionale ecosostenibile a cui abbiamo Fatto Caso!

Banbua, uno shop internazionalene ecosostenibile con un team giovane tutto al femminile, di cui abbiamo intervistato l'unica ragazza italiana: FacceCa

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Banbua, uno shop internazionalene ecosostenibile con un team giovane tutto al femminile, di cui abbiamo intervistato l’unica ragazza italiana: FacceCaso!

Un progetto internazionale tutto al femminile, si fa spazio nella realizzazione di un mondo completamente ecosostenibile: parliamo di Banbua (CLICCA QUI PER ANDARE ALLO SHOP), un e-commerce dai prodotti in bambù che punta all’informazione, ad un life-style più sostenibile e dona il 20% del ricavato ad organizzazioni internazionali, come Wave, che si occupano di tutela dalla violenza sulle donne e sui bambini.
Un team under 25 composto dalle due sorelle tedesche, ovvero le fondatrici, Alexandra e Irantzu Schneider, a cui hanno aderito la norvegese Terese Mork e l’italiana Francesca Petitto: e con quest’ultima abbiamo fatto due chiacchiere!

 

Ciao Francesca! Partiamo dal principio, com’è nato Banbua?

L’idea di base si concentra sulla pericolosità dell’inquinamento plastico e dei rifiuti: difatti sono delle vere e proprie minacce sia per la salute dell’ambiente, sia per la nostra, ed anche per la qualità degli alimenti. Così, miriamo a diffondere consapevolezza verso una produzione e consumazione più sostenibile ed uno stile di vita più sano.

Banbua, quindi, nasce proprio da queste due sorelle tedesche, che hanno cominciato a pensarlo all’incirca a settembre/ottobre; bisogna dire che loro hanno già altre aziende e, confrontandosi con il padre, hanno cercato di capire se fosse qualcosa di possibile e di fattibile, così hanno ricercato subito qualcun altro per la realizzazione del progetto attraverso delle stories su Instagram.

Come mai avete scelto questo nome?
Dovendo trovare qualcosa che non fosse già preso, si è pensato di tradurre bambù in basco, poiché le fondatrici provengono dai paesi baschi, in particolare dal nord della Spagna, anche se stanno in Germania.
Poi, considerando che la nostra linea principale di prodotti è fatta di bambù, abbiamo chiuso un cerchio.
Tra l’altro, per adesso, i nostri prodotti provengono dalla Cina, poiché questo materiale si ricava principalmente lì, e quindi lo si può considerare assolutamente locale, per quanto stiamo cercando una produzione più europea per uno shipping ancora più sostenibile.

In più siete anche un team tutto al femminile, in quante lavorate al progetto?
Siamo in quattro: le due sorelle fondatrici tedesche, ovvero Alexandra e Irantzu Schneider, una ragazza Terese Mork che è norvegese, ed io che sono romana.
Io, Terese e Irantzu siamo colleghe e ci siamo conosciute all’università, ma in verità la mia collaborazione con loro nasce in un secondo momento, circa a fine novembre quando le Schneider hanno pubblicato una story su Instagram cercando qualcuno che si occupasse della parte marketing e di quella più relazionale, così ci siamo inserite io per la parte relazionale/promozionale, e Terese per quella del marketing e del layout del sito. Invece le sorelle si occupano della parte economica e legale, quindi se vogliamo la parte più amministrativa.

Come gestite l’immagine social e l’e-commerce?
Per quanto riguarda i social, Alexandra si occupa di Instagram, Terese del sito ed io di Pinterest e Facebook, abbiamo un feed molto aesthetic, che è puro gusto delle fondatrici, difatti ci tengono veramente tanto a questa omogeneità di colori…
Inoltre, cerchiamo di differenziarci aggiungendo anche una parte un po’ più blog, nella quale poter postare per raccontarci e per portare argomenti sulla sostenibilità in generale.

Un altro aspetto è che comunque ci teniamo davvero tanto ad includere i nostri followers, difatti quando dovevamo decidere con quale organizzazione collaborare, abbiamo fatto una lista ed abbiamo lasciato la scelta ai followers. Cerchiamo di renderli più parte integrante del progetto.

Classica domanda da FacceCaso, qual è stato il vostro percorso di studi e com’è stato?
Calcola che, le fondatrici hanno frequentato il Bodelschwingh Gymnasium Herchen, Alexandra ha 18 anni quindi adesso comincerà l’università ed andrà alla SEP, ovvero un’università di management in Francia.
Irantzu, l’altra sorella, farà il master lì, dato che io e lei ci siamo appena laureate all’università londinese Hult International Business School, facendo Business and Administration ed il prossimo anno andrò alla LUISS di Roma a fare Studi Europei come master.

Invece tornando ancora indietro, io ho frequentato il Maria Ausiliatrice a Roma, un liceo linguistico, e devo dire che non sono mai stata una grandissima studiosa, nonostante me la cavassi, poi non è stata una scuola troppo rigida, però mi ha dato l’idea di andare a studiare fuori ed approcciare ad un altro stile di vita completamente.

Un’ultima domanda: qualcosa sul team e sui progetti futuri?
Sul futuro, ovviamente includeremo altri prodotti nel repertorio, poi al momento stiamo collaborando con un brand italiano, anche perché le fondatrici per quanto siano tedesche ci tengono tantissimo ad avere prodotti italiani, e cerchiamo di sottolineare sempre il fatto che i prodotti devono sempre rispettare degli standard come: il packaging e lo shipping sostenibili, una storia che deve fare appassionare in un certo senso.
Invece per quanto riguarda il team siamo molto unite, tendiamo a motivarci e a farci forza a vicenda, e comunque siamo anche abbastanza interscambiabili, quindi lavoriamo spesso tutte insieme, in particolare io e Alexandra…

 

Grazie mille per la disponibilità e vi facciamo un in bocca al lupo per Banbua!
Grazie a te per quest’opportunità e a tutti i lettori di FacceCaso!

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

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