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L’Italiano che emigra

L’Italiano che emigra

Un progetto, nato dall'idea di alcune Università, permette ai giovani laureati di insegnare la lingua italiana all'estero. Di Lorenzo Santucci Andare

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Un progetto, nato dall’idea di alcune Università, permette ai giovani laureati di insegnare la lingua italiana all’estero.

Di Lorenzo Santucci

Andare a lavorare all’estero è, si sa, tra le più grandi aspirazioni dei giovani italiani oggigiorno. Un’esperienza costruttiva che arricchisce ed aiuta ad ampliare la visione sul mondo. Tastare con mano culture ed abitudini differenti, entrare a farne parte e prendere, perché no, spunto dalle stesse è quanto meno formativo. Allargare i propri confini, inerenti a qualsiasi campo, è fondamentale. Certo, trovare disponibilità per emigrare non è cosa facile, anzi. Ma, fortunatamente, ad avere questa possibilità sono i giovani laureati magistrali che hanno il desiderio di “esportare” la nostra lingua al di fuori dei confini nazionali. Quella che offrono l’Università di Roma Tre e le Università per Stranieri di Perugia e Siena (in collaborazione con il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale) non è una possibilità di poco conto. Il frutto del loro lavoro ha dato vita al Progetto Laureati per l’Italiano, il quale vuole diventare una realtà occupazionale importante. Infatti, come spiega il direttore del Dipartimento di Scienze umane di Perugia, Roberto Fedi, lo sviluppo ed il progresso sono strettamente legati alla diffusione del linguaggio, in modo tale da poter interagire sempre con più facilità tra individui di culture differenti. Ovviamente, come riportato  dal link del bando, non tutti possono fare richiesta a tale progetto.

La caratteristica madre è, ovviamente, quella di essersi laureati ad un corso magistrale. Se si risultasse idonei a tutti i requisiti richiesti, allora di stilerà una graduatoria. Come si legge all’interno del bando, le iscrizioni chiuderanno a breve, ovvero il 7 marzo. Ergo, per chi fosse interessato è bene che si affretti. Le destinazioni, come ben si puòimmaginare, sono tra le più disparate. A vedere i dati sulla disponibilità di posti, si deduce che Cina, Indonesia ed America sono tra quelle più gettonate. Gli altri Paesi variano dal Sud America all’Asia. Insomma, di Paesi che cercano madrelingua italiani ce ne so. Per fortuna. Venendo al lato che, forse anche giustamente, interessa maggiormente, ovvero quello economico, per un insegnante “Made in Italy” sono previsti stipendi mensili fino a 1700 euro. Non una cifra proprio da snobbare, visti i tempi che corrono.

Ma, cercando di essere meno materialisti (anche se un minimo bisogna anche esserlo), l’importanza di insegnare all’estero è una ricchezza che va oltre quella economica. Scoprire nuovi luoghi, confrontare le altre culture con la propria e trarre delle conseguenze non possono che aumentare il nostro bagaglio culturale. E tutto ciò non lo impari dentro le Università. Prendendo anche prendere spunto si può, perché no, decidere di tornare nel nostro Paese utilizzando nuovi metodi nell’insegnamento. Anche perché, purtroppo, ne abbiamo tristemente e necessariamente bisogno.

Di Lorenzo Santucci

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