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La Corte Costituzionale non fa i compiti a casa

Rimandata la decisione sulla bontà delle nuove leggi su assunzioni e supplenze. Lussemburgo condanna, Italia lascia correre. Di Giulia Pezzullo Il 17

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Rimandata la decisione sulla bontà delle nuove leggi su assunzioni e supplenze. Lussemburgo condanna, Italia lascia correre.

Di Giulia Pezzullo

Il 17 maggio 2016 era la data stabilita per l’intervento della Corte Costituzionale sulla questione dei docenti precari storici in Italia. È risaputo, infatti, che la situazione di alcuni insegnanti non sia delle migliori in quanto assunti a tempo determinato per supplenze o per brevi periodo di lavoro. Questo accade nonostante, in linea teorica, dopo 36 mesi di precariato dovrebbe scattare in automatico la richiesta di assunzione a tempo pieno poiché si parla del diritto alla stabilizzazione dopo un certo quantitativo di ore lavorative.

La Corte Costituzionale è stata interpellata per mettere fine all’agonia di tutte queste persone che vivono ormai in un’attesa diventata eterna: la richiesta era quella di esprimere un giudizio sulla validità delle nuove disposizioni Buona Scuola in merito alla risoluzione del problema del precariato. Sfortunatamente (o per una naturale inclinazione italiana all’arte del rimandare), è stato deciso che le informazioni in possesso dello Stato non siano sufficienti per pronunciare una sentenza ufficiale e che, quindi, c’è bisogno di analizzare nuovamente tutti i documenti pervenuti. Infatti, si è reso necessario il giudizio della Corte Costituzionale dopo ben sei ordinanze dei tribunali di Roma, Vibo Valencia e Trento durante le quali sono stati collezionati numerosi documenti utili per la valutare della validità delle norme contenute nella legge sulle supplenze 124/99.

Considerando che, in relazione a quanto prescritto dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea di Lussemburgo del 26 novembre 2014, lo Stato italiano era già stato condannato per la sua posizione sui contratti a breve termine in ambito scolastico, è decisamene scandaloso che proprio questo Stato galeotto si prenda la licenza di indugiare ulteriormente e appesantire ancora di più l’aria dei docenti precari.

A braccetto con questa decisione cammina l’Avvocatura dello Stato, che difende a spada tratta tutte le procedure seguite dal Ministero per risolvere la questione; avvalorando la natura delle assunzioni di 86mila docenti avvenuta lo scorso anno e guardando ai precari che troveranno posto fisso grazie al concorsone che avrà termine tra pochi giorni, le alte cariche italiane proteggono il proprio operato e rimandano alla giusta decisione della Corte Costituzionale. I sindacati, che avevano espresso il loro entusiasmo dopo l’annuncio della data del 17 maggio, non tarderanno a farsi sentire e a sottolineare che non basta farsi l’applauso per la risoluzione di parte del problema; manca infatti qualsiasi tipo di provvedimento in merito a tutti i precari storici che hanno abbondantemente superato le 36 ore di supplenza.

Un’altra mezza giustizia italiana che crea le solite proteste a macchia d’olio. Scatterà l’onda di manifestazioni? Non ci aspettiamo di certo il contrario.

Di Giulia Pezzullo

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