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Noi, generazione liquida e liquefatta: la lettera di Thomas Leoncini

Noi, generazione liquida e liquefatta: la lettera di Thomas Leoncini

In una lettera al Corriere, tutta l'insofferenza e l'insoddisfazione per le generazioni che non si riescono a far sentire. Il giornalista Thomas Leon

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In una lettera al Corriere, tutta l’insofferenza e l’insoddisfazione per le generazioni che non si riescono a far sentire.

Il giornalista Thomas Leoncini ha deciso di mettere qualche “puntino sulle i”.Quando un tempo i giovani si sentivano ripetere di essere il futuro del paese, lo diventavano difatti in alcuni anni e tentavano, come potevano, da nuova classe dirigente, di cambiare il loro presente.

Oggi chi si sente ripetere che toccherà a lui far valere la sua generazione, si trova poi quasi sempre sommerso dagli eventi, dal lavoro e dalla precarietà a tal punto che cambiare qualcosa non solo non è più nei suoi interessi, ma nemmeno nelle sue possibilità.

È proprio questo che, appunto, scrive Thomas Leoncini in una lettera al Corriere della Sera, in cui lamenta una condizione di precarietà non solo lavorativa, ma anche sociale (le due cose spesso vanno a braccetto), per cui i giovani sono solo gli esecutori di ciò che gli “adulti” decidono.

Traspare la figura degli “adulti” come una élite, come una classe sociale a parte, che detiene le regole e le redini del mondo. E non è disposta a lasciare decidere ai più giovani i compiti da svolgere ma solo invece ad eseguirli.

Così la generazione di neo laureati diventa sempre più liquida ed inconsistente, al punto che si creano solo “interminabili inizi” che non portano poi a nulla di concreto.

E questo sfocia nell’insoddisfazione, nello sconforto e nella rinuncia, che mai ci permetteranno di far sentire la nostra voce con il vigore che ha permesso alle vecchie generazioni di imporsi nella storia italiana.

#FacceCaso

Di Alessandro Luna

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