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Didattica a distanza, come la vivono i professori nelle scuole?

Didattica a distanza, come la vivono i professori nelle scuole?

La didattica a distanza influisce sullo studio degli alunni, tanto quanto sul lavoro dei professori. Ecco come la DAD viene vissuta dai docenti. La s

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La didattica a distanza influisce sullo studio degli alunni, tanto quanto sul lavoro dei professori. Ecco come la DAD viene vissuta dai docenti.

La scuola italiana quest’anno ha scoperto la didattica a distanza. A metà marzo a qualcuno era sembrata un’esagerazione. Nessuno immaginava che per rivedere un banco e una lavagna si sarebbero dovuti aspettare quasi sette mesi. Poi pian piano il paese intero si è abituato allo smartworking. Che per un docente equivale proprio alla DAD. Con tutte le difficoltà che questa ha comportato tanto per gli studenti nel periodo di lockdown, quanto per i professori. Due facce della stessa medaglia che hanno stravolto parallelamente tanto l’apprendimento, quanto i metodi di insegnamento.

I principali disagi sono riconducibili alla carenza di mezzi e strumenti. Uno studio della Flc-Cgil ha evidenziato che più di 8 docenti su 10 ha usato o usa tuttora un proprio dispositivo e oltre il 60% continua ad avere problemi con le attrezzature a disposizione.

Perché al di là dei risultati di questo esperimento didattico forzato, per alcuni buoni, per altri meno, esso non può comunque considerarsi concluso. Il protocollo stilato in estate per il rientro in classe non ha escluso la possibilità che si prosegua ad utilizzare la didattica a distanza. Anzi, in molti istituti, entro certi limiti di orari, turni tra presenza e video-lezioni, sono già una realtà strutturale. Ciò nonostante, secondo la medesima rilevazione, il 76,6% degli insegnanti non ha dubbi sulla insostituibilità della didattica in presenza. Per la maggior parte dei prof, quindi, la DAD è e deve restare solo una soluzione temporanea.

L’impossibilità di raggiungere tutti gli studenti della classe è una problematica sollevata dal 30,4% degli intervistati. Questione che va a legarsi con la rilevazione effettiva della presenza. Se l’alunno si vuole collegare, ma la connessione salta, per esempio, cosa si fa? Per provare a fargli recuperare la spiegazione in un secondo momento, senza tenere in sospeso tutti gli altri, inevitabilmente ci si protrae anche oltre i consueti orari scolastici. Infatti l’aggravio di lavoro è un’altro grande inconveniente che i professori hanno vissuto. Senza considerare i disagi nel coordinarsi con gli orari degli altri colleghi.

Ad oggi la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina ha escluso la possibilità che si torni a chiudere totalmente le scuole. Niente lezioni da casa per tutti, dunque. Eppure la possibilità di ritrovarsi nelle stesse condizioni della scorsa primavera esistono. Maestri e insegnati, siete ufficialmente autorizzati a tutti gli scongiuri.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefé

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