Internet ucciderà i giornali?

Internet ucciderà i giornali?

Il futuro dell'informazione è certamente via internet. I dati lo certificano da tempo. Ma il web ucciderà veramente la carta stampata? Oppure i giorna

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Il futuro dell’informazione è certamente via internet. I dati lo certificano da tempo. Ma il web ucciderà veramente la carta stampata? Oppure i giornali sapranno reinventarsi per non uscire definitivamente di scena?

Video killed the radio star” cantavano i Buggles nel 1980. Una canzone che sanciva definitivamente il passaggio della musica (e non solo) dall’era radiofonica a quella del video. Non per caso la clip realizzata dalla band per quel pezzo fu la prima in assoluto messa in onda dall’esordiente canale MTv, nel 1981. Eppure quelle vecchie scatolette dotate di manopole non sono mai sparite del tutto. La radio si è evoluta, riuscendo a stare al passo con i tempi che cambiavano. Per questo, di fatto, non si può definire profetico, il motivetto portato al successo dalla band britannica. E se la stessa cosa succedesse anche ai giornali?

È vero, obiettivamente i dati vanno tutti nella direzione opposta. Un’indagine di Demopolis per l’ordine dei giornalisti dice che il 95% degli under 30 fruisce quotidianamente del web. E il 60% è di fatto sempre connesso ad Internet. Dato che i giovani rappresentano il futuro per antonomasia, l’avvenire sembra segnato. I dati sono stati presentanti il 26 gennaio a Palermo, in occasione del Premio Francese, nel quarantennale della uccisione del cronista del Giornale di Sicilia. La #Tenyearschallenge della fruizione dei siti di informazione on-line descrive un aumento esponenziale: dal 31% del 2008, al 75% del 2018. Inoltre ,cresce di quasi 50 punti, dal 15% al 63%, l’utilizzo dei social quale strumento di informazione.

La centralità delle Rete – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – incide in modo significativo sulle modalità di informazione delle nuove generazioni: il 75% entra in contatto con l’attualità attraverso siti web, portali e testate online […]. Sempre più centrale appare poi il ruolo di Facebook, Youtube e dei principali Social Network, vero e proprio incrocio di tutte le informazioni“.

Tra gli under 30, il peso della carta stampata è sempre più residuale. Pochi acquistano giornali in edicola e i quotidiani continuano ad essere letti nelle loro versioni online, in tempo reale. Quindi, come potrebbero mai salvarsi le edizioni cartacee da una simile prevaricazione informatica? La risposta sembrerebbe venire dagli stessi giovani.

Agli intervistati è stato chiesto quali difetti vedessero negli organi di stampa tradizionali. Le risposte racchiudono degli spunti di riflessione da non sottovalutare. In primo luogo, per quasi i 2/3 “la faziosità dell’informazione politica” è l’aspetto più detestabile. In seconda battuta, ma non meno rilevante, più della metà stigmatizza “la superficialità di molte notizie”.

Ecco una possibile via di salvezza. Meno indirizzamento politico e più spunti di riflessione sui temi. Approfondimenti e analisi competenti e meno demagogia. In poche parole, miglior qualità della notizia. Infatti, come spiega Maria Sabrina Titone, ricercatrice di Demopolis,”I media tradizionali sono comunque percepiti dagli under 30 come più affidabili rispetto ai Social Network“. Tutto sommato, una simile iniezione di fiducia non è male come punto di partenza.

Se ce l’ha fatta la Radio contro la Tv, forse anche i giornali di carta non sono così spacciati.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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